Per voi, che il vostro amore è la vita
Voi, che il vostro amore è la vita.
Voi, che la vostra ira è la morte.
Voi che avete riflesso la speranza delle stelle
nella disperazione dei cieli.
Voi che avete creato
gli anni, i secoli
hanno intagliato i loro ricordi.
E avete allevato nel vostro piccolo ventre
la grande storia del futuro.
E voi che avete allevato la vittoria
nell’utero della sconfitta.
Voi, che il vostro amore è la vita,
voi, che la vostra ira è la morte!
Voi che siete il luccichio dell’astro dell’amore
nelle fredde tenebre dei cuori.
Voi che avete arso la scintilla del bacio
sulle assetate ceneri delle labbra
e ci avete insegnato la resistenza e la forza,
nei supplizi e nella sofferenza.
E i piedi piagati
con pesanti scarpe,
alla ricerca del vostro amore,
attraversano lontani sentieri.
E pensa a voi
l’uomo che conduce la sua barca
sull’acqua delle lontananze.
Voi, che il vostro amore è la vita
Voi, che la vostra ira è la morte!
Voi che siete belle
affinché gli uomini venerino la bellezza.
E ogni uomo si affretta lungo qualche sentiero
per l’incantesimo di un vostro sorriso.
E ogni uomo nella propria libertà
è legato alla catena dorata di un amore.
Voi, che il vostro amore è la vita
Voi, che la vostra ira è la morte!
Voi che siete lo spirito della vita
e la vita senza di voi è un focolare spento.
Voi, che il canto dell’abbraccio della vostra anima
è allietante all’orecchio dell’anima dell’uomo.
Voi che nel viaggio colmo di timore della vita,
nel vostro grembo, avete confortato gli uomini
e siete adorate da ogni uomo che adori sé stesso.
Il vostro amore datelo a noi,
voi, che il vostro amore è la vita!
E la vostra ira ai nostri nemici,
voi, che la vostra ira è la morte!
(A.Shamloo, traduzione a cura di Javad Daneshpour)
(raccolta inedita)
E' vietata qualunque riproduzione del testo tradotto.
Il silenzio.... probabilmente!
Se sulla via incontri uno che sa, non dire mai una parola, non restare in silenzio!
(Detto Zen)
I silenzi che mettono a disagio.....Perchè sentiamo la necessita' di chiaccherare di puttanate, per sentirci a nostro agio? E' solo allora che sai di aver trovato qualcuno di davvero speciale, quando puoi chiudere quella cazzo di bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace.
(Mia Wallace --Pulp Fiction)
Silenzio prima di nascere, silenzio dopo la morte. La vita è puro rumore fra due inesorabili silezi.
(I. Allende)
Il silenzio dell'uomo si accosta alla verità più della sua parola.
(K.Gibran)
Un monaco chiese al maestro Haryo: “Cos’e’ la via?”
Rispose Haryo: “Un uomo che cade nel pozzo a occhi aperti.”
(Koan zen)
Qui ho il cuore infelice
E sono stonati, tutti gli accordi che sento.
Raggiungimi,
Prendiamo le nostre provviste.
Percorriamo la via del non ritorno
Per appurare
Se il cielo è di medesimo colore in ogni dove!
(m.a.s)
Se dai mari lontani,
Ritornassi verso la mia isola di solitudine.
Ai tuoi piedi, ridurrò in frantumi l'orologio e la bussola.
E con la legna dei remi,
Arderò la tua barca inumidita.
E lontano dall'invidioso sguardo dei pesci,
Con latte caldo, laverò il tuo corpo.
Quando la cascata argentea della tua chioma,
Scorrerà sulla nudità del tuo corpo,
E i tuoi occhi inumiditi,
Mi faranno rivivere la reminescenza delle erbe bagnate d'aprile.
Allora ti dirò:
Amore
E' una cosa immensa.
Come la stella,
Prima dell'astronomia.
(k.m.)
Sai camminare sull’acqua? Non hai fatto niente meglio di una pagliuzza.
Sai volare nell’aria? Non hai fatto niente di meglio di un moscerino.
Conquista il tuo cuore; solo allora potrai diventare qualcuno.
(Ansari di Herat)
In mezzo all’oscurità’ della notte...
Una lucciola ondeggiante.
Volevo dire
Amore mio... guarda….!
Ma ero solo,
Molto solo.
Da "IL PICCOLO PRINCIPE"
di Antoine de Saint-Exupery
In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo…."
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, " sei molto carino…"
"Sono la volpe", disse la volpe.
" Vieni a giocare con me", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa ", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Non sei di queste parti, tu", disse la volpe" che cosa cerchi?"
" Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Gli uomini" disse la volpe" hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso!
Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?"
"No", disse il piccolo principe. " Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…"
" Creare dei legami?"
" Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma. se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
" Comincio a capire", disse il piccolo principe. " C'è un fiore…. Credo che mi abbia addomesticato…"
"E' possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla terra…"
"Oh! Non è sulla terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
" Su un altro pianeta?"
" Sì"
" Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
" No"
" Questo mi interessa! E delle galline?"
" No"
" Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
" La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me .Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita, sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…"
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
" Per favore …..addomesticami", disse.
" Volentieri", rispose il piccolo principe, " ma non ho molto tempo, però.
Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".
" Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe." gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
" Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
" Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe.
" In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino…."
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
" Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
" Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti".
" Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.
" Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe.
" E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".
soggiunse:
" Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo".
"Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente" , disse.
" Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
" Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. " Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa" E ritornò dalla volpe.
" Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
" L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
" Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
" Io sono responsabile della mia rosa…." Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.
Dopo gli incoraggiamenti ricevuti, per poter superere cosiddetto "la paura di fronte alla pagina bianca" ho deciso che per ora metto a disposizione degli amici che si affacciano su questa finestra, qualche riflessione letto qua e la..! poi si vedra`.
"Come prepararsi serenamente alla morte"
( dal libro: Bustina di Minerva )
Recentemente un discepolo pensoso (tale Critone) mi ha chiesto: “Maestro, come si può bene apprestarsi alla morte?” ho risposto che l’unico modo di prepararsi alla morte è convincersi che tutti gli altri siano dei coglioni.
Allo stupore di Critone ho chiarito. “vedi,” gli ho detto, “come puoi appressarti alla morte, anche se sei credente, se pensi che mentre tu muori giovani desiderabilissimi di ambo i sessi danzano in discoteca divertendosi oltre misura, illuminati scienziati violano gli ultimi misteri del cosmo, politici incorruttibili stanno creando una società migliore, giornali e televisioni sono intesi a dare soltanto notizie rilevanti, imprenditori responsabili si preoccupano che i loro prodotti non degradino l’ambiente e si ingegnano a restaurare una natura fatta da ruscelli potabili, declivi boscosi, cieli tersi e sereni protetti da provvido ozono, nuvole soffici che stillano di nuovo piogge dolcissime? Il pensiero che, mentre tutte queste cose meravigliose accadono, tu te ne vai, sarebbe insopportabile.
Ma cerca soltanto di pensare che, al momento in cui stai lasciando questa valle, tu abbia la certezza immarcescibile che il mondo (sei miliardi di esseri umani) sia pieno di coglioni, che coglioni siano quelli che stanno danzando in discoteca, coglioni gli scienziati che credono di aver risolto i misteri del cosmo, coglioni i politici che propongono la panacea per tutti i nostri mali, coglioni coloro che riempiono pagine e pagine di insulsi pettegolezzi marginali, coglioni i produttori suicidi che distruggono il pianeta. Non saresti in quel momento felice, sollevato, soddisfatto di abbandonare questa valle di coglioni?”
Critone mi ha allora domandato: “Maestro ma quando devo incominciare a pensare cosi?” Gli ho risposto che non lo si deve fare molto presto, perché qualcuno che a venti o anche a trent’anni pensa che tutti siano dei coglioni e’ un coglione e non raggiungerà mai la saggezza. Bisogna incominciare pensando che tutti gli altri siano migliori di noi, poi evolvere a poco a poco, avere i primi deboli dubbi verso i quaranta, iniziare la revisione tra i cinquanta e i sessanta, e raggiungere la certezza mentre si marcia verso i cento, ma pronti a chiudere in pari non appena giunga il telegramma di convocazione.
Convincersi che tutti gli altri che ci stanno attorno (sei miliardi) siano coglioni, è effetto di un’arte sottile e accorta, non è disposizione del primo Cebete con l’anellino all’orecchio (o al naso). Richiede studio e fatica. Non bisogna accelerare i tempi. Bisogna arrivarci dolcemente, giusto in tempo per morire serenamente. Ma il giorno prima occorre ancora pensare che qualcuno, che amiamo e ammiriamo, proprio coglione non sia. La saggezza consiste nel riconoscere solo al momento giusto (non prima) che era coglione anche lui. Solo allora si può morire.
Quindi la grande arte consiste nello studiare poco per volta il pensiero universale, scrutare le vicende del costume, monitorare giorno per giorno i mass-media, le affermazioni degli artisti sicuri di sé, gli apoftegmi dei politici a ruota libera, i filosofemi di critici apocalittici,gli aforismi degli eroi carismatici, studiando le teorie, le proposte, gli appelli, le immagini, le apparizioni. Solo allora, alla fine, avrai la travolgente rivelazione che tutti sono coglioni. A quel punto sarai pronto all’incontro con la morte.
Sino alla fine dovrai resistere a questa insostenibile rivelazione, ti ostinerai a pensare che qualcuno dica cose sensate, che quel libro sia migliore di altri, che quel capopopolo voglia davvero il bene comune. E’ naturale, è umano, è proprio della nostra specie rifiutare la persuasione che gli altri siano tutti indistintamente coglioni, altrimenti perché varrebbe la pena di vivere? Ma quando, alla fine, saprai, avrai compreso perché vale la pena (anzi, è splendido) morire.
Critone mi ha allora detto: “Maestro, non vorrei prendere decisioni precipitose, ma nutro il sospetto che Lei sia un coglione”. “Vedi,” gli ho detto, “sei già sulla buona strada.”